Castello Maniace

Cultura, Luoghi Tipici, Monumenti

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Via Castello Maniace, 51 - 96100 Siracusa
0931 464420

    Tutti i giorni dalle ore 9,00 alle 13,30

     

    Accesso ai portatori di handicap

    Intero € 4,00
    Ridotto: € 2,00 (età  compresa tra i 18 e i 25 anni)
    Ingresso gratuito per i membri della comunità europea al di sopra dei 65 anni e al di sotto dei 18 anni.

    Vendita fino a 30 minuti prima della chiusura.

    Volgendo le spalle alla mitica fonte Aretusa, possiamo scorgere la possente mole del Castello Maniace,  sulla punta estrema dell’isola. L’edificio è fra i più importanti monumenti del periodo svevo e certamente quello che ancor oggi vede formulate il maggior numero di congetture.

    Il castello sorge su un luogo dove la tradizione narra di precedenti fortificazioni; i recenti scavi, tuttavia, non hanno  portato alla luce alcuna traccia del maniero che dal condottiero bizantino Giorgio Maniace prende il nome. È probabile che le profonde escavazioni del banco roccioso fatte in età sveva per le nuove fondazioni abbiano completamente cancellato ogni traccia del probabile fortilizio preesistente.

    A Trapani la fortezza è all’estremità della città, verso il territorio e non sulla punta; a Messina è nel punto dove l’abitato incontra il territorio; ad Augusta – che ha una conformazione geografica del tutto simile a Siracusa, con due porti – il castello è posto a difesa del porto e della città. Federico II, uomo intelligentissimo, che sapeva costruire i castelli nel punto giusto, ne avrebbe mai costruito uno a Siracusa con scopi difensivi all’imboccatura del porto in posizione eccentrica rispetto alla città?  Ben sapeva che la difesa di Siracusa era garantita da un lato dal mare  e dall’altro da un castello ancora efficiente, il Marieth, posto sulla terraferma, all’imbocco dell’istmo per Ortigia.

    Per capire l’importanza strategica del sito basti pensare che proprio dal lato dove sorgeva il Marieth si diramava il complicatissimo sistema difensivo voluto da Carlo V per Siracusa.  Nel bene e nel male, nei momenti di gloria come in quelli di più bassa decadenza, la storia del castello si è intrecciata con quella di Siracusa: fu qui che Federico firmò il rescritto per la fondazione dell’Università di Napoli. Nel 1288 vi  dimorò con la famiglia il re Pietro d’Aragona.
    Federico II d’Aragona nel 1321, qui convocò il Parlamento siciliano che sancì  l’eredità del figlio Pietro II d’Aragona.

    Nel periodo in cui Siracusa fu sede della Camera Reginale (1305 – 1536) il castello ha ospitato le Regine Costanza d’Aragona nel 1362, Maria d’Aragona nel 1399, Bianca d’Aragona nel 1416, e l’ultima che ebbe in dominio la Città, Germana de Foix, seconda moglie, ora vedova, di Ferdinando il Cattolico.

    Per tutto il XIV sec. il castello non fu adibito a scopi militari: in alternativa al Marieth veniva impiegato come luogo di contenzione. Soppressa la Camera della Regina, Carlo V, collaborato attivamente dal Vicerè di Sicilia Ferrante Gonzaga, intraprese un programma di ampio respiro di consolidamento delle fortificazioni esistenti e di edificazioni di nuovi baluardi. In tale articolato sistema difensivo il castello Maniace doveva diventare il punto di forza: non più in una visione decentrata dalla città, ma punta di diamante protesa sul mare. 
Dal XVI sec. si inizia un nuovo sistema di munizionamento dell’edificio con l’uso dell’artiglieria. Comincia così un progressivo rafforzamento del castello con opere e strutture complementari (batteria Vignazza, casamatta borbonica, polveriere) con il rischio non solo di vedere stravolta l’antica struttura ma addirittura demolita.

    Altri guasti vennero dai due potenti terremoti che nel 1542 e nel 1693 hanno sconvolto la città, e dello scoppio, nel 1704, della polveriera del castello che danneggiò irrimediabilmente tutta la  parte Nord Ovest: crollò l’intero torrione e una parte della cinta muraria.

    Nei pressi della torre Ovest si trova il Bagno della Regina: vi si accede da una porticina aperta nel paramento murario e si scende per una scala intagliata nella viva roccia. Si giunge in un ambiente sulle cui dimensioni ed utilizzo molto si è fantasticato. Si narrava che fosse spazioso ed adorno di marmi, con sedili e vasche. Nella realtà si tratta solo di un minuscolo ambiente di circa 1 m. per lato ed altro non è che una fonte di approvvigionamento idrico del castello, che sfrutta una delle polluzioni di acqua dolce delle quali un tempo era ricca Ortigia.