Renato Zacchia e le leggende dell’Etna approdano a Catania

18 luglio 2017
News, Stories

Tourì, il nuovo info point turistico nel cuore della città, ha il piacere di ospitare “Etna, luogo di leggende“, un primo estratto delle immagini del fotografo di fama internazionale Renato Zacchia dedicate all’Etna. 

Soggetto della mostra l’Etna. Idealmente un confine tra cielo e terra, luogo privilegiato dove l’uomo dialoga con la natura, attraverso un costante contatto primitivo e primordiale. Dove il mito diventa storia di un popolo e di un paesaggio, dove la pietra lavica diventa architettura, nei palazzi e nelle strade. Laddove finisce il mito inizia l’umanità.

All’inaugurazione di giorno 21 luglio alle ore 20.00 sarà presente l’autore e sarà possibile visitare la mostra e acquistare gli scatti fino al prossimo 21 settembre.

(Trovi maggiori informazioni qui).

 

Lo abbiamo intervistato per saperne di più sull’evento catanese.

Perché intitolare la tua raccolta “Etna luogo di leggende” e a quale leggenda sei più legato?
Il fuoco e la lava sono stati sempre nell’immaginario collettivo luoghi legati al “primordiale”. La mitologia è ricca di leggende e noi siciliani le portiamo con noi. Basti pensare alla notissima leggenda di Polifemo e dei Faraglioni di Acitrezza, ad esempio.

Se dovessi raccontare la Sicilia a un turista, quale immagine utilizzeresti?
Sicuramente un’immagine del vulcano in eruzione e non una mia!

Quali luoghi in Sicilia e nel mondo ti stupiscono?
Ci sono luoghi che non finiscono mai di stupirci, non importa quante volte li visitiamo. Lo skyline di New York o i faraglioni di Acitrezza e l’Etna fumante e minacciosa, mi ammaliano sempre.

Cosa ti manca di più della Sicilia a New York?
La linea dell’orizzonte. Ero abituato a vederla sempre al mio risveglio, quando vivevo sulla costa del catanese. Poi lo sguardo si rivolgeva sempre alla montagna per prevederne gli sviluppi del tempo. Un’abitudine che noi catanesi replichiamo, quasi inconsciamente, ogni mattina.

Hai lavorato con grandissimi protagonisti del mondo contemporaneo, scattato le quattro ruote più incredibili al mondo. Cosa significa tornare al paesaggio, al territorio e immortalare ambienti così diversi e decisamente non “metropolitani” come i luoghi etnei?
Tornare ai miei paesaggi per me è fondamentale, è una sorta di pellegrinaggio che perpetuo religiosamente in ogni mia vacanza. Torno sempre nei luoghi per me leggendari, dove quelle pietre, quei ruderi o monumenti giunti intatti mi fanno rivivere tutta la storia e i loro miti. Tutto ciò mi aiuta a guardare meglio la modernità del presente.