Alla scoperta dei carretti “by locals” di MUSCÀ

24 maggio 2016
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L'essenza della Sicilia sta in un carretto colorato. Anzi, nei sette suggestivi Carretti Siciliani di MUSCÀ.

Di cui non potrai che innamorarti. Abbiamo intervistato Giuseppe Giuffrida, curatore di MUSCÀ il museo del carretto siciliano di Taormina, per farci dare una preview di quanto potrai trovare alla mostra. Un patrimonio di tradizione e bellezza che nel tempo la famiglia Giuffrida ha acquisito e vuole mostrare alla collettività con molti “pezzi di Sicilia”. Come i sette carrettisei catanesi e uno palermitano – che raccontano le gesta dei paladini, la bellezza della Sicilia che fu e i segreti dell’arte centenaria di questa icona del folklore.

Perchè visitare il museo?
“Perchè ci sono carretti che raccontano storie meravigliose, ad esempio” – spiega Giuffrida. “Tra gli altri, il visitatore potrà ammirare un carretto catanese del 1950, costruito da Murabito, scolpito da Ignazio Russo e dipinto da Nino Liotta. O uno palermitano costruito da Nenè Raia negli anni 40-50 e dipinto da Giuseppe Manfrè (entrambi recuperati da collezioni private). E poi ci sono i carretti dipinti dal maestro Domenico Di Mauro – che il 4 aprile avrebbe compiuto 103 anni – e quello commissionato nel 2010 dalla mia famiglia al carradore Alfio Pulvirenti di Belpasso e scolpito da Pippo Lanzafame”.

E in mostra non troverà soltanto carretti…
“Certamente. Nell’allestimento – spiega Giuseppe Giuffrida – sono presenti anche sei chiavi di inizio ‘900 scolpite da Ignazio Russo, massimo esperto della scultura catanese. E alcune sedie di pregio risalenti al 1933, dipinte da Antonio Turrisi detto u prufissuri e scolpite dai fratelli D’Agata di Viagrande. Ma anche 15 cartelloni dell’Opera dei Pupi dipinti dal massimo esponente della cartellonistica catanese: Rosario Napoli”.

Da dove ha origine la bellezza del carretto siciliano?
 “Dai disegni ricchi di particolari. Veniva utilizzata una speciale tecnica del disegno, che consisteva nel ricalcare immagini da foto, illustrazioni o libri attraverso una carta velina semitrasparente. Una volta ricalcata l’immagine, i fogli venivano applicati al carretto siciliano con l’olio di lino e i contorni delle figure, microforati, permettevano il passaggio della polvere di minio. Attraverso la tecnica dello spolvero, il disegno veniva conferito dalla carta velina alla sponda del carretto, dove veniva rappresentata la storia, successivamente dipinta dal pittore con colori a olio. L’origine di una bellezza senza tempo”.

Una meraviglia di storie e tradizioni che potrai scoprire da MUSCÀ. Dove troverai anche una sezione dedicata alle suggestioni dei cartelloni dell’Opera dei Pupi: scoprili!